21 agosto 2019
Con la decisione in commento la Cassazione torna a occuparsi di un tema assai dibattuto: ossia, la prova del nesso eziologico tra la malattia del dipendente e il suo rapporto di lavoro.
Nel caso di specie, l’attrice lamentava che la causa dell’ictus che aveva afflitto il marito e che l’aveva condotto al decesso era stata una sua malattia professionale e che, dunque, l’ictus stesso aveva come fonte il rapporto di lavoro del marito.
Secondo la consulenza tecnica svolta in appello, le cui risultanze venivano fatte proprie dalla stessa Corte d’appello, il legame tra l’ictus e la malattia professionale era in termini di mera possibilità, e non già di probabilità, né di probabilità particolarmente qualificata. Il defunto marito dell’attrice soffriva infatti di altre patologie, oltre alla malattia professionale, che potevano aver facilitato l’ictus di cui era stato vittima.
Secondo la Cassazione "il nesso di causalità relativo all’origine professionale di essa non può essere oggetto di semplici presunzioni tratte da ipotesi tecniche teoricamente possibili, ma necessita di una concreta e specifica dimostrazione, che può essere, peraltro, data anche in via di probabilità, ma soltanto ove si tratti di «probabilità qualificata», da verificare attraverso ulteriori elementi idonei a tradurre in certezza giuridica le conclusioni in termini probabilistici del consulente tecnico". Per l’esposta ragione, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso contro la sentenza d’appello.





